Conosci la Legge Merli ?

In Italia una concreta normativa ambientale inizia con la Legge n. 319 del 1976 “Norme per la tutela delle acque dall’inquinamento” meglio nota come Legge Merli a cui sono allegate tabelle con limiti di accettabilità nei valori di diversi parametri a seconda del corpo recettore dello scarico.

 

Nel 1977 è stata poi pubblicata la delibera del Comitato di Ministri per la tutela delle acque dall’inquinamento in cui sono stati illustrati i criteri, le metodologie e le norme tecniche previste dalla Legge Merli. Tale delibera risulta tutt’ora in vigore.

 

La legge stabilisce che ogni scarico deve essere preventivamente autorizzato.

 

Salvo diversa disciplina regionale, la domanda di autorizzazione deve essere presentata alla Provincia o all’Autorità d’ambito (per lo scarico in fognatura) che provvede entro sessanta giorni.

 

In caso di silenzio l’autorizzazione si intende temporaneamente concessa per ulteriori sessanta giorni, salvo revoca.

 

La prima autorizzazione sarà di tipo preliminare e avrà durata di 2 anni.

 

A seguito della comunicazione di avvenuta realizzazione dell’impianto di depurazione verrà rilasciata l’autorizzazione definitive che ha una validità di 4 anni e di cui deve essere richiesto il rinnovo un anno prima della scadenza.

 

Gli scarichi possono essere:

  • acque reflue domestiche -“acque reflue provenienti da insediamenti di tipo residenziale e da servizi e derivanti prevalentemente dal metabolismo umano e da attività domestiche”;
  • acque reflue industriali -“qualsiasi tipo di acque reflue scaricate da edifici od impianti in cui si svolgono attività commerciali o di produzione di beni, diverse dalle acque reflue domestiche e dalle acque meteoriche di dilavamento”;
  • acque reflue urbane – “acque reflue domestiche o il miscuglio di acque reflue domestiche, di acque reflue industriali ovvero meteoriche di dilavamento convogliate in reti fognarie, anche separate, e provenienti da agglomerato”;
  • acque reflue assimilate o aventi caratteristiche qualitative equivalenti a quelle domestiche.

 

I recapiti ammessi per gli scarichi sono:

  • acque superficiali (corsi d’acqua, acque marino costiere e, nella nostra Regione solo in casi residuali, laghi);
  • suolo e sottosuolo (solo nei limitati casi consentiti);
  • rete fognaria.

 

 

Nel tempo si sono succeduti diverse leggi sino ad arrivare a quelle oggi in vigore di cui le più importanti sono le seguenti:

  • il Decreto Ministeriale n.185 del 2003 che regolamenta il riutilizzo delle acque depurate per usi irrigui, civili e industriali e che prevede valori limite degli scarichi depurati un po’ restrittivi.
  • Il Decreto Legislativo n. 152 del 2006 che chiarisce molti aspetti della normativa ambientale in particolare proponendo le definizioni dei principali termini tecnici, indicando i criteri generali della disciplina degli scarichi, stabilendo con apposite tabelle i valori limite di accettabilità dei diversi parametri a seconda del corpo recettore dello scarico.
  • Una sezione a cui prestare particolare attenzione è quella delle sanzioni che sono state aggravate arrivando, a seconda dei casi, a parte gli aspetti penali, a decine di migliaia di euro.

 

La Regione Sardegna ha poi emanato la Direttiva regionale sulla disciplina degli scarichi n. 69/25 del 2008 che ha recepito la normativa sopra citata stabilendo valori limite di emissione diversi a seconda del recapito, del tipo e della dimensione dello scarico: sino a 50 Abitanti Equivalenti, sino a 500, sino a 2000, oltre 2000.

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